CHIOCCIOLA - 06/07/2010

Ciro vs Boris by Emilio: funerali (in)civili? (risposta nota del 30/6)

DA CIRO

Ho cominciato con lo scrivere un commento alla lettera del comune amico Boris del 30/6 sull’argomento sul tuo sito. Poi la risposta si è fatta articolata e mi son permesso di scriverne una aperta a-parte (anagramma).



Quanto hai detto, caro Boris, è da me condiviso al 95%, lo dico da cristiano cattolico (uso l’antipatica etichetta per immediatezza di comprensione e conoscenza). Son persuaso che a tutti occorre – a cominciare da me – il contraddittorio per non autocompiacersi di quanto sappiamo (direbbe Socrate sempre poco) e incrementare "il nostro bagaglio" di concetti che magari per la nostra “posizione culturale e ideologica” non ci appartengono o semplicemente (ma è naturale e comprensibile) non sono frutto di ricerca o interesse da parte nostra. Credo che mai come in questo tempo si strombazzino temi e dottrine riguardanti la Chiesa cattolica che son distorti e non veri (lasciatelo dire da me che faccio un cammino di fede adulta da 34 anni e sono all’interno della chiesa e parlo per cognizione di causa, non voglio fare il saccente). Allora vien da chiedersi: “Ma se uno non frequenta ambienti ecclesiastici, o non è credente, o è a digiuno in certe questioni, come può esser così sicuro che quanto va asserendo sia la verità visto che – si immagina, per spontaneo disinteresse – poi probabilmente non ha conoscenze specifiche o le abbia a livello di trafiletto di giornale magari anticlericale? Faccio sempre salva la buona fede, ovvio! Diceva Erik Satie: “Non leggo mai i giornali che hanno la mie opinioni: la troverei distorte!”. Intendiamoci, non sono il difensore di nessuno né ho capacità, interesse apologetici o voglia di convincere alcuno alla mie convinzioni: non credo siffatta opera sia fruttuosa o efficace. Del resto la strada che porta al cielo ciascuno la prende per conto suo e la sceglie da per sé, liberamente, dietro invito, quando la storia personale gli avrà posto interrogativi o situazioni a cui non sa rispondere, che non sa spiegare o affrontare. La fede non è mai frutto di sforzi o meriti o (soltanto) ragionamenti. Il contrario della ragione è la superstizione, mentre la fede è ragionevole, non può fare a meno dell’intelletto. Del resto uno uscito di senno con quale frutto e consapevolezza prenderebbe l’eucarestia o si confesserebbe? Tutto questo pizzoso cappello per sottolineare alcuni punti. Insomma Boris (c’hai pure il nome russocomunista! scherzo eh!) tu non lo sapevi ma affermi “cose di chiesa” a tua insaputa!

1) “Sia fatta la mia volontà”. Potenzialmente, in capacità e possibilità, ogni persona davanti a Dio può e deve fare la sua propria volontà! Il Vangelo di Cristo (e le consequenziali scelte etiche) non s’impone, semmai si propone. Il credente conforma (chiede e prega per questo) la sua volontà a quella del Padre, sapendo che da questo gli deriva il suo bene. Conoscere e sperimentare quale è la Sua Volontà è frutto di una vita che cerca nello Spirito e non solo nella materia il senso e il collante delle azioni quotidiane. Dicono i rabbini d’Israele che prima di Adamo ed Eva Dio creò la libertà, cioè la possibilità di peccare ma anche del “ritorno”. Senza di essa non c’è vera conoscenza, vita, amore. L’albero della conoscenza del bene e del male nell’Eden rappresenta la capacità di autodeterminarsi. Quindi perfettamente d’accordo con te e in sintonia con la dottrina della chiesa cattolica. Chi per sé vuole un funerale non religioso è libero ed è giusto che lo possa ottenere, magari con sostegno di risorse statali. Il fedele risponde a Dio “amen”: sia fatta la tua volontà! Anche Dio risponde “amen” di fronte a certe nostre scelte, pur se non le approva, non vorrebbe che le facessimo.



2) Welby. A quanto mi risulta pare sia stato lo stesso Welby a dichiararsi indifferente al rito funebre religioso, lasciando alla sorella, invece, l’eventuale scelta. Ora a parte che ci si danna e ci salva (e si muore) personalmente, questa postura di Pierino Welby non è comprensibile: certe scelte ineriscono la persona. E’ come se io dicessi non voglio fare la comunione ma mia sorella sarebbe contenta e quindi lo faccio! Il sacramento diventerebbe un teatrino! Ognuno sceglie e risponde per sé. Non può essere altrimenti, in nome appunto della libertà personale. Quindi non è corretto dire che a lui fu negato il funerale religioso, come afferma la sorella dopo il diniego di Ruini. In passato la Chiesa – per motivi pastorali non per condanna – era ligia nel non celebrare in certi casi il rito funebre (esempio il suicidio, a cui, checché se ne dica, può esser assimilato l’eutanasia). I non credenti si aspettano (se lo aspettano) dai cristiani una certa coerenza, ben sapendo che l’unico vero coerente è Gesù. Parimenti, per una persona (metto l’esempio) che in vita ha pubblicamente apostatato, non va alla messa, non riceve i sacramenti, come ci si può aspettare epilogo diverso? La Chiesa in tal caso più che decidere “ratifica” quanto disposto dal defunto, in scritto o come logica conseguenza degli atti in vita conosciuti. Ma la storia riporta anche di conversioni clamorose e richieste di viatico (confessione, eucarestia e olio degli infermi) “all’ultimo momento”. Alcuni nomi, ma l’elenco si potrebbe allungare: Napoleone, Gramsci, Guttuso, Malaparte, Saragat.





3) Boris, parli di “fortissima influenza politica e sociale della Chiesa”: boh! Intanto forse per te Chiesa vorrà dire il tempio di marmo, la curia, il potere del vaticano, il Papa, dottrine anacronistiche per vecchie bizzocche e bigotti, non so bene… Ma per Cristo (ricordiamo la fonte) è: “due o più persone riunite nel mio nome”. Ecclesiam vuol dire assemblea di fedeli. Il resto è un mezzo, una struttura, un “in più”, necessari – opino io - quanto si vuole, ma non sono l’essenza. La Chiesa è formata da pietre vive che sono i cristiani (non sto a fare dottrina ma è per specificare). Nel mio gruppo parrocchiale ci sono persone diverse per scelte politiche, età, sesso, redditi, estrazione sociale, cultura. Io stesso ho gusti e tendenze vicine a quelle di Emilio verso cui provo affetto e stima pur se in certi aspetti siam lontani anni luce! A volte, ammetto, è arrivato qualche “consiglio” per chi votare (in particolare per candidati alle amministrative, favorendo la persona più che lo schieramento a cui apparteneva). Ma pure così ho espresso il mio dissenso, ho storto la bocca e ho fatto di testa mia, comunque assolutamente libero di votare chi come e quando. Per onestà – parlo per i cristiani - va detto che uno dovrebbe votare quel partito che ha nei suoi contenuti programmi e leggi assimilabili o vicini al Vangelo. Le affermazioni generaliste che si fanno, è gioco forza, per loro natura hanno un carattere approssimato: ma nelle definizioni si rischia il qualunquismo, bisogna poi calarsi nel caso reale, concreto, personale. Mi chiedo: perché la Chiesa non dovrebbe esprimere il suo pensiero – in ossequio al suo “deposito fidei” e alla sua funzione di intermediario tra cielo e terra, parlando in primis ai cristiani poi agli “uomini di buona volontà” – su temi sociali? Quelli che si lavano la bocca proclamando libertà di espressione sono gli stessi che poi vorrebbero imbavagliare il Papa! Che non stiano a sentirlo se tanto gli da fastidio! Forse che il fedele è puro spirito come gli angeli? Non ha una carne anche lui? Non ha passioni, lavoro, famiglia ed esigenze come milioni di suoi simili? Due gli errori più antichi e frequenti nella Chiesa: l’angelismo (visione di un cristiano assolutamente povero e penitente, alla San Francesco per intenderci) e il potere temporale.



4) In una lettera al comune amico Emilio, in cui si parlava di eutanasia e del caso Englaro, si è affrontati il tema dell’accanimento terapeutico. Anche qui, caro Boris, sei più cattolico di quello che pensi! Ho avuto un caso in famiglia di suicidio. La ragazza era attaccata al respiratore: dopo una settimana, visto che l’elettroencefalogramma era piatto, si è interrotto il macchinario, d’accordo il padre e i familiari tutti religiosi. Lei è morta subito. L’accanimento è respinto dalla Chiesa. E’ infatti sempre da evitare, la natura fa il suo corso. L’accanimento non può che riguardare macchinari e medicinali, ma non il respiratore o l’alimentazione anche a mezzo flebo, che appunto ineriscono la “natura” che tende a conservare le specie viventi attraverso l’aria e il nutrimento, ed è perlomeno discutibile negare di offrire a una persona che in quel momento non può farlo da sé. Esempio poco calzante, ma per render l’idea: il lattante è completamente incapacitato a curare sé stesso, ma a questo pensa la mamma. Ma distinguiamo questo dal rifiuto spasmodico e quasi nevrotico della malattia, del dolore, della sofferenza, che pur hanno valenze mediche e spirituali (ovviamente con tutte le forze va combattuto il male). Paradossalmente queste esperienze possono arrecare benefici di maturazione personale (leggi frattura alla gamba). Poi ripeto ognuno è libero di fare quel che crede.



5) La libertà è un attacco alla fede: giammai! Anzi! E’ la premessa e il suo tessuto fondamentale, insieme a un corretto uso della ragione in una libera volontà! In parte questo aspetto l’ho già toccato al punto 1 (mi perdonerai la dicitura ma sono un ministeriale). Non riesco a comprender su quali argomenti si possa affermare ciò, lo dico sinceramente, senza polemica. Non è che bisogna per forza comportarsi secondo uno schema per esser “coerenti”, semmai il contrario! Cioè è il nostro operato che può trovar riscontro in una fede o un pensiero. Ma io sospetto di tutti gli “ismi” e ideologie, che spesso sono parziali, temporanei, strumentali. Hai ragione: abortire, vivere e morire si fa secondo la propria coscienza. Tutto sta ad averla! E’ una battuta! Seriamente, voglio dire che essendo noi in costante evoluzione, si dovrebbe tener desta e tesa la coscienza, non farla assopire attraverso idee che ristagnano per anni. Ma anzi interrogarla, perfezionarla, integrarla, attraverso altre e nuove esperienze, conoscenze (da cui deriva coscienza), perché ciò che crediamo vero oggi può non esserlo più domani! Lo cantava Gaber: “Devo fare un’esperienza, io lo so che un’esperienza…” (L’esperienza – Polli d’allevamento).



Insomma Boris, come vedi, ho mantenuto la promessa del 95% (più o meno non importa)! Sei un ottimo cristiano cattolico credente (almeno nei contenuti)!!! Se in qualche punto poi ti son parso estremista, fazioso, fanatico, superficiale (ma lo spazio è quel che è) fammelo (se vuoi) sapere, son gli aspetti che più rifuggo! Ciao Emilio, ciao Boris, sperando che il comune suolo natìo e Maradona ci tengano uniti e amici al di là (ma non inteso nel mondo dei più) di “differenti visioni di vita”. Sì.

Ciro



INSERITO IL 07/07/2010 DA ALEX 66 (al.man@katamail.com)

commento

Se mi permettete, provo a commentare per punti: Caro Ciro, nella premessa tu affermi "...mentre la fede è ragionevole, non può fare a meno dell’intelletto.". E' un ossimoro: chi ha la ragione come faro non può che vedere che la fede, che è -appunto- un puro atto di fede in qualcosa che non si vede ma si "percepisce" solamente a livello personale e non dimostrabile oggettivamente, la fede dicevo è la cosa più lontana dalla ragione che ci sia. Questi trucchetti semantici tipici del Clero 'ufficiale' francamente lasciano il tempo che trovano. 1) Sono contento che sei d'accordo sul 'funerale civile' (mi è capitato di assitere a uno recentemente); mi piacerebbe che la Chiesa di cui tu fai parte fosse altrettanto d'accordo. 2) Welby. Nel negargli i funerali religiosi la Chiesa sarà pure stata coerente, ma ha dimostrato una carenza di pietà e compassione spaventosa ("non giudicate e non sarete giudicati"... chi l'ha detto?). Io che sono ateo non ho una opinione così netta e severa sul suicidio, ammesso che di suicidio si parli nel caso Welby e non piuttosto di tutela della propria dignità fino all'ultimo istante, da uomo libero; in generale, il suicidio -un moderno tabù- è quasi sempre frutto della disperazione e della solitudine, una Chiesa che dovrebbe essere vicina a chi soffre proprio in quel momento viene meno al suo dovere alla compassione? Di cosa hanno paura? (La conversione di Gramsci è tutta da dimostrare, attenzione) 3) Qui mi deludi parecchio. La libertà di espressione non c'entra proprio nulla, e la distinzione tra Chiesa (maiuscolo) e chiesa (minuscolo) è del tutto inutile: se vuoi dire che l'apparato ufficiale gerarchico e politico del Vaticano e il "corpo mistico" sono distinti e separati ti dai la zappa sui piedi, perché allora dovresti spiegare come mai il secondo ha bisogno del primo, ci si identifica e ne segue (o dovrebbe) la dottrina. Questioni di lana caprina. Le ingerenze vaticane nelle cose dello Stato italiano invece, complice una classe politica senza spina dorsale, sono evidentissime, c'é un chiaro mercato dei voti, il clero orienta il voto con ragionamenti puramente politici e di convenienza. Non facciamo finta di non vedere. 4) Anche qui ci stiamo arrampicando sugli specchi: la posizione della Chiesa sull'accanimento terapeutico è diametralmente opposta, si vuole influenzare l'iter di legge sul fine-vita in modo da annullare del tutto la volontà del paziente, liberamente espressa (se ci fosse una legge liberale come in altri paesi) dallo stesso quando è lucido e consapevole. Se la natura deve fare "il suo corso", si dovrà prendere atto che una persona con l'eeg piatto non è viva, la natura ha già fatto il suo corso, a quel punto; seguitare a nutrire un corpo "vuoto" ha senso solo se si vuole assecondare un'ideologia e magari mettersi la coscienza a posto. A livello politico, quello del vaticano è l'ennesimo esempio del tentativo di imporre una dottrina anche a chi non la condivide. 5) ti ha risposto bene Boris. Ma non sarebbe bello vivere in un paese dove ciascuno sia libero di poter disporre di se stesso liberamente, senza vedersi imporre una ideologia, che sia religiosa o meno, e senza doversi sentir dire da quanlcuno che la sua etica è migliore di quella degli altri?

INSERITO IL 06/07/2010 DA BORIS SOLLAZZO (boris.sollazzo@gmail.com)

Provo a rispondere

Caro Ciro, che bello scoprire che suscito tanto interesse e impegno con un articolo. La tua lunga lettera è uno sprone a fare il mio lavoro sempre meglio. Lettori così attenti- e rispettosi, raramente qualcuno che non è d'accordo con me è così civile nel farmelo notare- ti fanno venir voglia di fare questo lavoro. Detto questo, cerco di farmi capire e rispondere ai tuoi "appunti". 2) Al di là del modo brillante con cui ti spieghi e sai porre i tuoi quesiti-risposte, la mia su Welby è una provocazione, magari non compresa perchè semplificata in spazi limitati di un quotidiano. Ma oltre i sofismi, niente mi toglie che si rifiuta alla sorella di Welby il funerale per il fratello (magari anche per le tue giuste rimostranze) e poi, criminali di guerra e dittatori, vedono le loro esequie officiate da vescovi. Nessuno mi convincerà che è giusto. Il dio misericordioso dovrebbe aver pietà del dolore di una sorella credente, e se (ri)leggi Welby capirai che dietro la sua apostasia c'è un barlume di fede (per questo rispetto più Englaro di lui: in Welby c'è stata incoerenza, fino alla conclusione della sua vicenda e alle sue ultime decisioni). 3) L'influenza sociale e politica fortissima della Chiesa, scusami, è clamorosa. Da uomo che ha fatto un percorso religioso profondo (sono così ateo, mi dispiace deluderti, anche perchè ho fatto questa strada di cui non mi pento ma che non rimpiango) so che quando scrivo "la Chiesa" mi riferisco alle alte gerarchie ecclesiastiche che influenzano il nostro paese, e non solo. Non certo la parrocchia, l'ecclesiam o quelle "due o più persone". Parlo di chi entra a gamba tesa nelle decisioni degli Stati. Sai che accade, ormai quotidinamente. Della chiesa, degli assembramenti di fedeli ho il massimo rispetto, quando pacifici e aperti, persino nel caso di esperienze limite come il "family day". 4) L'accanimento terapeutico. Puoi aver ragione, mi fido. Ma poi è un fatto che nei casi divenuti "mediatici" la Chiesa (sempre quella del punto 3) abbia dimostrato una rigidità che ha scandalizzato e addolorato molti. Ero all'estero, e nel caso della Englaro, sentivo l'incredulità di stranieri che mi chiedevano di quella situazione. 5) Non ho detto che la libertà è un attacco alla fede. Ho detto che i cattolici la ritengono tale. Che senso ha combattere leggi e scelte? Perchè Binetti e C. si scagliano contro le scelte di cittadini, contro leggi dello stato (fino a modificarle e a creare guerre civili di religione con dei referendum). Perchè chiesa e cattolici sono così violenti contro chi sostiene (e pratica) aborto, vuole avere bambini con pratiche non "cattolicamente corrette", o morire come desidera? Quelle scelte, quelle leggi mai obbligano altri, cattolici e non, a farlo. Dà solo l'opportunità a chi vuole, di avere una scelta. Ma questo a molti cattolici, a molti alti prelati sembra un attentato di lesa maestà. Da attaccare con violenza (ho ritagli di giornale a testimoniare strali di cardinali e simili in proposito) No, caro Ciro, non sono cristiano, cattolico etc. Fede e religione non sono nel mio bagaglio culturale e spirituale, ora, trovo limitante cercare spiegazioni in qualcos'altro fuori da sè. Trovo peraltro che se tutti i religiosi e i cattolici fossero intelligenti e moderati come te, il nostro paese sarebbe migliore. Ecco, devo confessartelo: sei molto più intelligente e aperto di chi spesso parla a tuo nome: da un altare, da una basilica o semplicemente dalle pagine di un giornale. E' stato un piacere caro Ciro confrontarmi con te. Leggerti e riflettere con te. Grazie davvero. A presto P.S.: ti chiedo scusa se questo commento non è scritto perfettamente, ma sono stanchissimo e non ce la faccio a rileggermi ;)