CHIOCCIOLA - 4/9/2010

RU-486: aborto fa rima con m****.

DI CIRO


Caro Emilio, non posso tacere: la mia esperienza di padre, di persona che ama interrogarsi, nonché tuo estimatore, m’inducono di nuovo a partecipare, a chi interessa ovvio, il mio modesto sintetico contributo per comprendere meglio - prima io che gli altri – il dibattito circa la definizione e l’uso della “RU-486”, ovviamente inserita nel più gravoso tema dell’aborto. Anche tu, che normalmente ti documenti prima di affrontare un tema, stavolta sei incorso in alcune inesattezze, e non lo dico io perché sono un “chissàchi” intellettuale, ma grazie ad internet e un poco alla mia cultura personale son riuscito ad avere quelle notizie che mi premeva approfondire. Non si vuol convincere nessuno a un’opinione ma, scriveva il grande Pascal nei suoi “Pensieri”, invece di forzare gli altri alle nostre convinzioni o di minare quelle altrui, bisognerebbe partire da una base comune di intendimenti e considerare una diversa lente con cui vedere la realtà. Magari l’altro non sbaglia! Ha solo una vista parziale, oppure nessuno lo hai mai invitato ad una d’insieme, più completa. Non parlo perché appartengo a un partito o ad una fede religiosa, le etichette sono appiccicate da quelli che in questo modo devitalizzano sul nascere un pensiero. Semmai avviene il contrario: che cioè trovo, del mio tessuto esistenziale, riscontro in una fede e in parte nella filosofia, nella psicologia, nella politica, insomma in tutte quelle discipline e realtà squisitamente umane e sociali. Il dialogo presuppone l’intenzione di mettersi in gioco e di avere l’onestà intellettuale di riconoscere che se un mio ragionamento è debole perché non si appoggia su dati veri, universali, forti, condivisibili, allora è il momento di rivedere certe posizioni, seppure ciò spesso causa “sofferenza” in quanto muoiono piccole/grandi parti di noi. Niente è peggio dei “secondo me”, del relativismo nel campo della conoscenza. Come dire: dichiaro che i colori dell’A.S. Roma sono bianchi e azzurri perché io li vedo così, perché lo decido io! Se non esiste la verità oggettiva (come la musica, la chimica, la matematica per fare esempi di linguaggi universali) cioè un insieme di realtà intese e rappresentate da tutti allo stesso modo, allora è impensabile pure parlare tra esseri umani! O si vive esteticamente (scelta nel momento di ciò che si vuole per proprio diletto) o eticamente (scelta assoluta e permanente, almeno nell’intenzione, di quel che si avverte vero, giusto). La seconda scelta si badi non è tra bene o male (poi ognuno ha i suoi riferimenti) ma include il coraggio di capire e affrontare la direzione da dare alla propria vita attraverso la “scelta di scegliere” (in contrapposizione all’atteggiamento estetico che per definizione non si ferma su una scelta). Infatti ogni atto quotidiano, seppure di scarso valore, ha uno scopo, frivolo quanto si voglia. Altrimenti è pura follia! Dare un senso alla propria vita vuol dire agire in un certo modo e anche, conseguentemente, dare un senso al dolore e alla morte. Ma questa è un’altra storia.

Dopo il pistolotto vagamente moralistico (ma sdoganiamo pure il termine!) vado con le seguenti precisazioni, poi ognun tragga per sé le opportune conclusioni:

Interruzione: il venir meno di una continuità nello spazio, nel tempo, nell'azione. Pausa, intervallo.

Gravidanza: condizione biologica della femmina dei mammiferi dal momento del concepimento al parto, la durata di tale periodo si dice anche gestazione.

Aborto: dal latino abortus, participio passato del verbo ab-orior, che vale perire, venir meno nel nascere, in quanto è contrario di orior, nascere a cagione della particella privativa e negativa ab che lo precede.

Allora come può l’aborto essere chiamato una “interruzione” volontaria della gravidanza se in realtà la scelta è definitiva ed è “dentro” la sua durata? Per non girare intorno alle parole e attenersi alla realtà l’aborto è un “atto o situazione che pone fine irrevocabilmente a un processo vitale (vita del bambino) in corso”, che potenzialmente ha tutti i caratteri che la natura sta definendo in un percorso di formazione e progressione cellulare. Non vale stabilire un tempo di gestazione del feto per dire se quell’essere vivente è una bimbo oppure no, mi sembrano polemiche sterili, seppure molta scienza ormai è indirizzata ad anticipare sempre più tale momento (a 18 giorni dal concepimento c’è già un cuore pulsante!). Ripeto in potenza quella gestazione è un essere umano, se lasciamo la natura fare il suo corso. La qualità di una persona non è data dal numero o completezza dei suoi organi: pensiamo a chi nasce con malformazioni oppure a seguito di traumi accidentali. Parlavi poi di libertà di decidere della donna (ma è solo affar suo? gli è capitato da sola? dov’è il suo compagno? e quanti dietro scelte così traumatiche si sono defilati codardemente lasciando sola l’amica di una scopata o l’amore di “tutta una vita” diceva lui…) Certo ognuno può decidere per sé, ma non può e non deve disporre di un bene assoluto e prezioso, come la vita (non la sua ricordiamolo) al posto di un altro! Altrimenti saremmo anche giustificati nel sopprimere un assassino, un pedofilo e pure stupratore di bambini, anzi…! Oppure in una deriva morale da “relativismo etico” uccidere tutti i bassi, i pelati e i tifosi dell’Inter (cominciando da Mourinho)!!! E’ una provocazione, è chiaro, ma non esagero: se non c’è limite o convenzione comuni chi stabilisce ciò che si può da ciò che non si può fare? Una volta, anni fa, uno scrittore chiese a diversi intellettuali non credenti perché fare il bene e perché essere buoni. Ognuno, infatti, ha il proprio codice di comportamento a cui solo vuole tener conto, oltre l’ossequio delle leggi. E poi, in ultima analisi, per coloro per cui “il cielo è chiuso” e tutto finisce con la morte, a beneficio di chi, per cosa, fare il bene? Una risposta esauriente non l’ebbe, perché l’estrema conseguenza di un mondo modellato su sé stessi è la mancanza assoluta di senso e riferimenti, di un concetto condiviso di bene e male. Se quel che conta sono io, la mia vita, perché fare del bene al prossimo che conosco poco e male oppure proprio perchè conosco bene mi guardo bene da fargli del bene? (Sì, mi son divertito con i giochi di parole!). Non piacerà, ma purtroppo è la cruda realtà, è una conseguenza. In una società del futuro un giorno si potrà consentire di fare pubblico mercimonio sessuale di uomini, donne, transex, vecchi, bambini, animali, computer e robot! Che male c’è? Ci siamo già vicini! Tornando sul tema: quanti pacifisti a favore dell’aborto! Che contraddizione! Ma molto concretamente si chiedeva Madre Teresa di Calcutta: perché non dovrebbero esserci guerre se una madre può arrivare a uccidere nel proprio grembo il proprio figlio? E’ quasi logico – aggiungo io – che in guerra si possa uccidere l’odiato nemico… Ma tu penserai: che c’entra con la RU486? Leggi il seguito.

RU486 - Il mifepristone è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza, prodotto sotto forma di pillola. Durante le prime sperimentazioni fu usata la sigla RU-38486, poi abbreviata in RU-486. Rispetto ai metodi abortivi tradizionali non rende indispensabile l'ospedalizzazione e ha il vantaggio di non richiedere un intervento chirurgico. Di contro può portare vari effetti secondari. La RU486 non va confusa con la pillola del giorno dopo, da cui si differenzia sia per i meccanismi di azione sia per i tempi di assunzione. La pillola del giorno dopo, infatti, deve essere somministrata entro 48-72 ore dal rapporto sessuale, e quindi non è assimilabile ad una pratica abortiva (è un contraccettivo). Eppure tu Emilio, dicevi che l’utilizzo della RU486 non è un aborto, quando la definizione scientifica va in altro direzione... Un’ascoltatrice abortista, illusa buonista, piena di buone intenzioni (sappiamo che quest’ultime lastricano le porte dell’inferno) diceva che molto dipende dall’uso che se ne fa della pillola, che bisogna evitare che venga usato come contraccettivo (che invece abbiamo detto è la p.g.d. da usare entro 72 ore). Ma è come mettere una pistola in mano a un bambino! La pistola non è il male in sé, ma come sempre è la volontà di utilizzo (vedi energia nucleare). Una volta chiesi a un sacerdote cattolico se i sistemi di contraccezione naturali previsti dalla Chiesa se utilizzati in modo strumentale e sistematico non celassero anch’essi una volontà – quindi un peccato – di negazione alla vita. Quasi valeva per costoro, beffardi praticanti, usare il preservativo o la pillola: almeno erano più sicuri! Lui con coraggio non negò tale evenienza, perché il peccato - parlo per il credente - non risiede semplicemente nel gesto, ma nel gesto e nella volontà di attuare tale gesto.

Giuramento di Ippocrate: “Giuro che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto. Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto”.

Giuramento di Ippocrate (versione moderna): “Consapevole dell'importanza e della solennità dell' atto che compio e dell' impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell' uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente.



Ogni altra considerazione è superflua, certamente non si è detto tutto, sono soli spunti di riflessione, ma già così forse sono stato lungo. Ma per me genitore di diversi (non diciamo quanti ma rasentano la pazzia o l’eroismo a seconda dei punti di vista) quello della difesa della vita è un tema innegoziabile e irrinunciabile, su cui non transigo e sono molto poco democratico, nel senso che la verità non è mai l’opinione dei più, ma l’effettiva oggettiva coscienza e conoscenza delle cose, pure se conquista di una sola persona (Socrate).

Ciro.

INSERITO IL 4/12/2010 DA ALEX 66 (al.man@katamail.com)

Viva l'onestà

Sono contento che l'hai ammesso: che "non sei democratico". Perché questo è il vero problema di tanti credenti, cosa che mi persuade sempre di più che la religione, con tutto il suo corredo di moralismo e dogmatismo, non ha proprio niente a che vedere con la democrazia. E' assolutismo allo stato puro, pericoloso come tutte le ideologie assolutiste. Ciro, faccio anch'io una provocazione: le religioni andrebbero vietate per decreto! Perché sono un pericolo per la democrazia, chi abbraccia una religione troppo spesso sta sempre lì teso con tutte le sue forze a cercare di limitare le libertà altrui, a togliergli diritti, a farlo sentire inferiore in ogni occasione. Come tu che dici di non capire come un non credente possa essere altruista: ma chi te l'ha detto, in ultima analisi, che la religione (che io cerco sempre di non confondere con la spiritualità) sia l'unico modo per dare senso alla propria vita? Quando vi libererete di questi maledetti luoghi comuni sulla non credenza? Quanto siete veramente interessati a capire i non credenti, e la visione del mondo che hanno? Quando la smetterete di considerarli inferiori solo perché non credono all'esistenza di questo o quel dio? Dov'é quel rispetto che reclamate sempre per voi stessi? Se vogliamo vivere in una democrazia, se davvero ci teniamo, bisogna separare nettamente i credenti dai non credenti, secessione, e poi si alzi un muro perché non si incontrino mai, teocrazia da una parte, democrazia dall'altra, ecco cosa ci vorrebbe. - Fine della provocazione. Sull'argomento del tuo post non dirò una sola parola: io sono un maschio, non ho la più pallida idea di cosa voglia dire partorire, è una cosa che riguarda solo e solamente le donne, e solo loro dovrebbero avere il diritto di parola e di decisione (e di conseguenza devono avere la possibilità di scegliere), perché solo loro sanno cosa vuol dire concepire e portare una gravidanza; le donne non sono scatole, contenitori per feti, basta col maschilismo, basta con la prepotenza maschile che pretende di decidere per loro!

INSERITO IL 4/9/2010 DA ZOTIK (gianluca.gemelli@poste.it)

Il papa un cavolo

Mi mettete in campo quest'argomento... accidenti a voi... Voglio contribuire anch'io al caos. Mi capita spesso di discutere con amici e colleghi e dichiarare la mia convinzione che l'aborto non terapeutico sia a tutti gli effetti un omicidio. - Eh, già, perchè tu sei cattolico... Quanto mi fa incazzare 'sta battuta! Quanto mi fa rabbia che l'antiabortismo venga considerata un'idea irrazionale, religiosa, appannaggio dei cattolici! Ho bisogno di stare a sentire il papa io per eviscerare un pensiero, che pure se non pretendo di imporre a nessuno, è per me del tutto naturale e razionale??? C'è qualcosa di più materialista di considerare l'essere umano coincidente con il suo codice genetico? Il mondo moderno materialista, scientista, riduzionista e darwiniano, magari impropriamente, lo è eccome, e anzi lo sono soprattutto gli atei! In tale concezione l'uomo coincide del tutto materialisticamente con il proprio materiale genetico! E non c'è dubbio che l'embrione ha lo stesso codice genetico dell'uomo adulto. Razionalmente e sensatamente si può dire senz'altro che è un essere umano! Che cazzarola c'entra il papa?? Basta! Sull'antiabortismo si può non essere d'accordo, non dico di no, ma io ne ribadisco l'etica razionale, e non confessionale!!!! Potrei blaterare ancora parecchie righe sull'etica (per me) ipocrita del mondo moderno (senza mai ricorrere al cattolicesimo) ma vi risparmio questa ulteriore prova. Solo.... Basta co' sto papa! (con tutto il rispetto). Ps: sono credente, ma non ricordatemelo a sproposito!

INSERITO IL 4/9/2010 DA CIRO (ciruspa@live.it)

Certo... certo cosa?

Cara Veronica, ti scrivo grato per l’attenzione che hai posto nel rispondermi ed io contraccambio volentieri. Premetto che non ho spirito polemico né mi allieto nel dare buoni consigli (canta De Andrè che si fa quando non si può dare cattivo esempio), ma soltanto condividere (e spero ricevere) riflessioni ed esperienze che possano aiutare a far luce su questa cosa che ci è capitata chiamata vita (Guccini). Infatti credo che le scelte sono sempre personali e nessuno può risolvere i problemi di un altro al posto suo, semmai può aiutarlo o proporgli “maggior luce” di comprensione. Alla fin fine siamo liberi sotto questo cielo di fare e disfare (fino a un certo punto) quel che vogliamo, pure il “Principale” lassù non interferisce… Sorvolo sul “capisco da dove viene” (ti assicuro che è la mia unica testa pensante che ragiona così e non mi sento né plagiato né condizionato da nessuno, parlo da genitore in sintonia con mia moglie, la libertà è la mia seconda religione), mentre mi soffermerei su alcune affermazioni che fai e che paradossalmente approvo e pare confermare quanto andavo dicendo nella mail al comune amico Emilio. Non m’interessa avere ragione (a Roma è dei fessi) apprezzo invece, come tu fai, il fatto che si possa affermare che questa tal cosa è giusta, buona, vera ma io non voglio/posso farla: è più onesto! Tu stessa parli in modo negativo dell’aborto e dici che se ti capitasse ora – mi sembra di capire – non lo faresti mai. Poi per solidarietà – nel senso che una scelta può essere condizionata dal retaggio esistenziale - ti dico che anch’io ho avuto un’infanzia abbastanza dura (due collegi, mia madre in un manicomio), ma ciò non è detto che automaticamente precluda l’apertura alla vita. Invochi di smetterla con certi attacchi alle donne che evidenziano leggerezza nella decisione. Ripeto spesso c’è un uomo dietro la decisione, ma è pur vero che a volte avviene (quante giovani immature ragazze…) Eppoi scusami, se anche io – compagno della gestante – fossi contrario chi vieterebbe lei di tenersi comunque il bimbo? Oppure, al contrario, se lei non vuole ed io sì, chi gli vieta, anche di nascosto e a mia insaputa, di andare ad abortire? Questo perché il buon Dio ha donato alla donna la fabbrica della vita con tutto il suo fascino e mistero. A proposito, se mi permetti, noto un limite: quando parli dell’eventualità dell’aborto ne parli sempre come una affare personale, una scelta solo tua: ciò non è corretto per due motivi. Primo gli “autori del misfatto” sono due. Secondo, ma primo in importanza, parliamo di un’altra persona coinvolta che è talmente piccola e indifesa che non può assolutamente far nulla per evitare (per lui) il peggio. Quando dici di offrire al nascituro una “vita decente” a quale metro ti riferisci? Non ti pare una concezione materiale e riduttiva della vita? Non è forse un falso problema? Noi in casa siamo in nove, in casa di mia moglie erano 11 figli! Oh ma che esagerazione! Sì, è un’esagerazione che però interroga. Nessuno è morto di fame! Dare amore alle persone è più difficile che dargli dei soldi! Ti racconto una storia. Una cara amica – ben “laica” e lontano da alcunché di religioso – mi disse che una volta rimase incinta del ragazzo e abortì (lui era mio amico, si era molto giovani). Fu un trauma. Credo che la psiche e la natura si ribellino comunque a un aborto. Poi alcuni anni dopo successe di nuovo, ma stavolta non ebbe dubbi: si tenne la bambina. Poi si sposò. Questo mio amico poi morì (circa 15 anni fa, a 35 anni, d’infarto) ma questa figlia, che ora ha più di vent’anni, gli assomiglia tantissimo e “in qualche modo” continua la vita del padre, lo rende presente. La scelta di abortire può essere dolorosa quasi quanto quella di tenere un bambino, impauriti da tanti ostacoli affettivi, materiali, familiari. Tanti anni fa, una mia ex una volta accusò una gravidanza isterica, ed io confesso che in quel momento, in cuor mio, avevo intenzione di suggerirgli l’aborto se la visita al ginecologo avesse dato esito positivo, visto che il nostro rapporto era in crisi. Vedi non sono meglio di te. Ma ora dico: sbagliavo! Non è la verità, non è giusto, non è bene! Noi abbiamo 7 figli (uno perso in cielo) e ti assicuro che gli ultimi due sono stati un “combattimento” interiore, timorosi del come andare avanti (lavoro solo io e la casa non è certo una reggia). Ma nel momento della prova (tengo o no una gravidanza non prevista?) tutti incorriamo nello stesso errore di rappresentate il domani grigio come il presente, senza riflettere che noi cambiamo, che la storia cambia, nulla resta com’è, che davanti alle situazioni l’essere umano è capace di risorse e reazioni insospettate, che siamo capaci anche di bene! Per dirla tutta non si può scegliere il male minore per evitare un male maggiore (ti posso prendere a bastonate perché non ti uccido) e ti voglio pure dire francamente, con rispetto, che un aborto è sempre e comunque un omicidio, che è meschino sopprimere una vita innocente per paure materiali e affettive, perché “l’innocente” non ha chiesto lui di venire al mondo, come noi del resto. La vita è un bene di cui non si può disporre in nessun modo (sei favorevole alla pena di morte?). Il caso della gravidanza dovuta al bruto che ha stuprato ha una rilevanza statistica bassissima, chi abortisce in realtà spesso è una donna sposata o con una relazione che non vuole altri figli. Poi certo ci sono anche giovani ragazze (i loro partners vigliaccamente si defilano e nessuno si assume responsabilità) che per leggerezza sono incorse in questo “problema”, chiamiamolo così… Io, come cristiano, come persona libera di scegliere e decidere la propria vita, giudico l’aborto come un assassinio, mentre ho aperto il cuore all’affetto e non giudico chi lo compie (dietro non c’è mai solo la donna, ma complice spesso il compagno). Nel voto politico, nell’opinione, bisogna decidere in base al “come io mi comporterei nella stessa situazione”. Concludo abusando della tua pazienza nel leggermi, dicendo che il mio timore circa la RU-486 (di cui è prematuro conoscere gli effetti collaterali perchè occorrono molti anni) è che possa diventare un “tardivo” contraccettivo, oppure un modo di abortire con estrema facilità, non invasivo, aumentando così la possibilità che si possa abortire con immatura superficialità. Ciao Veronica, spero legga e se vuoi rispondi. Ciro Cara Veronica, ti scrivo grato per l’attenzione che hai posto nel rispondermi ed io contraccambio volentieri. Premetto che non ho spirito polemico né mi allieto nel dare buoni consigli (canta De Andrè che si fa quando non si può dare cattivo esempio), ma soltanto condividere (e spero ricevere) riflessioni ed esperienze che possano aiutare a far luce su questa cosa che ci è capitata chiamata vita (Guccini). Infatti credo che le scelte sono sempre personali e nessuno può risolvere i problemi di un altro al posto suo, semmai può aiutarlo o proporgli “maggior luce” di comprensione. Alla fin fine siamo liberi sotto questo cielo di fare e disfare (fino a un certo punto) quel che vogliamo, pure il “Principale” lassù non interferisce… Sorvolo sul “capisco da dove viene” (ti assicuro che è la mia unica testa pensante che ragiona così e non mi sento né plagiato né condizionato da nessuno, parlo da genitore in sintonia con mia moglie, la libertà è la mia seconda religione), mentre mi soffermerei su alcune affermazioni che fai e che paradossalmente approvo e pare confermare quanto andavo dicendo nella mail al comune amico Emilio. Non m’interessa avere ragione (a Roma è dei fessi) apprezzo invece, come tu fai, il fatto che si possa affermare che questa tal cosa è giusta, buona, vera ma io non voglio/posso farla: è più onesto! Tu stessa parli in modo negativo dell’aborto e dici che se ti capitasse ora – mi sembra di capire – non lo faresti mai. Poi per solidarietà – nel senso che una scelta può essere condizionata dal retaggio esistenziale - ti dico che anch’io ho avuto un’infanzia abbastanza dura (due collegi, mia madre in un manicomio), ma ciò non è detto che automaticamente precluda l’apertura alla vita. Invochi di smetterla con certi attacchi alle donne che evidenziano leggerezza nella decisione. Ripeto spesso c’è un uomo dietro la decisione, ma è pur vero che a volte avviene (quante giovani immature ragazze…) Eppoi scusami, se anche io – compagno della gestante – fossi contrario chi vieterebbe lei di tenersi comunque il bimbo? Oppure, al contrario, se lei non vuole ed io sì, chi gli vieta, anche di nascosto e a mia insaputa, di andare ad abortire? Questo perché il buon Dio ha donato alla donna la fabbrica della vita con tutto il suo fascino e mistero. A proposito, se mi permetti, noto un limite: quando parli dell’eventualità dell’aborto ne parli sempre come una affare personale, una scelta solo tua: ciò non è corretto per due motivi. Primo gli “autori del misfatto” sono due. Secondo, ma primo in importanza, parliamo di un’altra persona coinvolta che è talmente piccola e indifesa che non può assolutamente far nulla per evitare (per lui) il peggio. Quando dici di offrire al nascituro una “vita decente” a quale metro ti riferisci? Non ti pare una concezione materiale e riduttiva della vita? Non è forse un falso problema? Noi in casa siamo in nove, in casa di mia moglie erano 11 figli! Oh ma che esagerazione! Sì, è un’esagerazione che però interroga. Nessuno è morto di fame! Dare amore alle persone è più difficile che dargli dei soldi! Ti racconto una storia. Una cara amica – ben “laica” e lontano da alcunché di religioso – mi disse che una volta rimase incinta del ragazzo e abortì (lui era mio amico, si era molto giovani). Fu un trauma. Credo che la psiche e la natura si ribellino comunque a un aborto. Poi alcuni anni dopo successe di nuovo, ma stavolta non ebbe dubbi: si tenne la bambina. Poi si sposò. Questo mio amico poi morì (circa 15 anni fa, a 35 anni, d’infarto) ma questa figlia, che ora ha più di vent’anni, gli assomiglia tantissimo e “in qualche modo” continua la vita del padre, lo rende presente. La scelta di abortire può essere dolorosa quasi quanto quella di tenere un bambino, impauriti da tanti ostacoli affettivi, materiali, familiari. Tanti anni fa, una mia ex una volta accusò una gravidanza isterica, ed io confesso che in quel momento, in cuor mio, avevo intenzione di suggerirgli l’aborto se la visita al ginecologo avesse dato esito positivo, visto che il nostro rapporto era in crisi. Vedi non sono meglio di te. Ma ora dico: sbagliavo! Non è la verità, non è giusto, non è bene! Noi abbiamo 7 figli (uno perso in cielo) e ti assicuro che gli ultimi due sono stati un “combattimento” interiore, timorosi del come andare avanti (lavoro solo io e la casa non è certo una reggia). Ma nel momento della prova (tengo o no una gravidanza non prevista?) tutti incorriamo nello stesso errore di rappresentate il domani grigio come il presente, senza riflettere che noi cambiamo, che la storia cambia, nulla resta com’è, che davanti alle situazioni l’essere umano è capace di risorse e reazioni insospettate, che siamo capaci anche di bene! Per dirla tutta non si può scegliere il male minore per evitare un male maggiore (ti posso prendere a bastonate perché non ti uccido) e ti voglio pure dire francamente, con rispetto, che un aborto è sempre e comunque un omicidio, che è meschino sopprimere una vita innocente per paure materiali e affettive, perché “l’innocente” non ha chiesto lui di venire al mondo, come noi del resto. La vita è un bene di cui non si può disporre in nessun modo (sei favorevole alla pena di morte?). Il caso della gravidanza dovuta al bruto che ha stuprato ha una rilevanza statistica bassissima, chi abortisce in realtà spesso è una donna sposata o con una relazione che non vuole altri figli. Poi certo ci sono anche giovani ragazze (i loro partners vigliaccamente si defilano e nessuno si assume responsabilità) che per leggerezza sono incorse in questo “problema”, chiamiamolo così… Io, come cristiano, come persona libera di scegliere e decidere la propria vita, giudico l’aborto come un assassinio, mentre ho aperto il cuore all’affetto e non giudico chi lo compie (dietro non c’è mai solo la donna, ma complice spesso il compagno). Nel voto politico, nell’opinione, bisogna decidere in base al “come io mi comporterei nella stessa situazione”. Concludo abusando della tua pazienza nel leggermi, dicendo che il mio timore circa la RU-486 (di cui è prematuro conoscere gli effetti collaterali perchè occorrono molti anni) è che possa diventare un “tardivo” contraccettivo, oppure un modo di abortire con estrema facilità, non invasivo, aumentando così la possibilità che si possa abortire con immatura superficialità. Ciao Veronica, spero legga e se vuoi rispondi. Ciro