LIBRI - 20/11/2006

"Monte Cinque" di P.Coelho

DI VALENTINA INNOCENZI

E’ difficile dire perché ci si spinge a leggere un libro così, da una parte è apparentemente una lenta parabola dal nostalgico sapore religioso, dall’altra una straordinaria prova non solo di introspezione e coscienza di se ma anche una sfida per il lettore che si troverà queste pagine tra le mani.
Non si può definire un libro fluido e coinvolgente soprattutto per quel che attiene alla prima metà, ha più il tenue sapore di una preparazione a qualcosa che non ci si aspetta.
È la storia del profeta Elia, perseguitato e costretto a fuggire dalla sua Israele, ormai assoggettata alla principessa Gazabele, portatrice del culto del Dio Baal e di una religiosità assai diversa dalla sua.
Il profeta ha una missione, deve “seguire” il percorso che il Signore nostro Dio ha disegnato per lui. Dopo un lungo peregrinare nel deserto, privo di forze e malridotto, guidato dalla voce di un angelo, arriva alla città di Akbar.
Quello che accade dal suo arrivo in poi sarà un susseguirsi di eventi tra loro assai diversi, prima verrà giudicato un traditore e un portatore di sciagure, la causa dei mali che iniziano ad affliggere la città, poi un divino perché non solo riesce a salire sulla cima del monte cinque (monte sacro abitato dagli dei) ma addirittura ne ridiscende e rianima una volta tornato in città un bimbo ormai morto, successivamente poi verrà di nuovo giudicato portatore di male.
La vicenda si snoda così intorno ai personaggi che popolano la città: il governatore, il meschino sacerdote “bifronte” e sobillatore, la vedova, che accoglie in casa Elia, e suo figlio, il comandante dell’esercito, e gli Assiri che metteranno a ferro e fuoco la città.
Ma perché il signore ha voluto portare il profeta proprio qui? Qual è il suo compito?
Certo che se Elia lo avesse ascoltato nulla sarebbe andato come poi andò.
Così tra sotterfugi, strani piani di guerra e decisioni dettate più dall’ego che dal buon senso la città di Akbar ad un certo punto viene bruciata dagli Assiri, muoiono molti dei suoi abitanti compresa la vedova di cui Elia si è innamorato e che gli lascia in affido il suo bimbo.
Proprio da qui, da questa seconda parte si svela una morale e un fuoco narrativo che veramente oserei definire divino.
Non solo c’è la lotta tra Elia e Dio, questo Dio che continua a torturarlo con grosse sofferenze fisiche e psichiche, ma anche la lotta con se stesso, con la propria forza, la propria volontà, i propri limiti.
Ma se l’essenza di Dio e quella del Se fossero la stessa cosa?
Tutto all’inizio sembra essere molto chiaro, la strada da perseguire è quella segnata, ma in fondo è veramente così? Finchè il profeta si è ostinato a non ascoltare ciò che poteva essere e a dare retta solo a quel che vedeva attraverso ciò che pensava “dovesse andare così”, non ha potuto costruire un futuro ne per se ne per gli altri, lo ha potuto fare solo nel momento in cui una terribile sciagura è arrivata ad aprirgli gli occhi poiché “…tutte le battaglie servono a qualcosa, anche quelle in cui siamo sconfitti”.
La lotta, la sofferenza, che sia per una battaglia o per una malattia, che sia per una amore ormai perduto o per una tragedia dell’animo, è qualcosa che ci tempra, che ci fa arrivare a Dio, a noi stessi.
Ma la lotta deve avere un suo senso, la sfida con Dio e con il nostro essere lo deve avere, e si combatte non per ritornare come si stava un tempo, ma per cercare il proprio futuro.
Il passato va dimenticato, ogni lotta, ogni sofferenza che ormai sono passate vanno dimenticate, solo ricostruendo il passato e non demonizzandolo e non compiangendoci per i torti subiti o i dolori patiti si può accedere alla chiave che apre la porta ad una diversa gioia di vivere.
I bambini, per esempio, sanno più cose e sono più saggi degli adulti perché, a differenza di questi, loro ancora non hanno un passato.
Mi sento di consigliare questo libro dal profondo del cuore, sia a chi sta facendo già un suo percorso interiore, sia a quelle persone che pur sentendosi poco vicine all’introspezione possono trarne comunque dei sani spunti di riflessione per la loro vita.
Eccezionale!