LIBRI - 18/04/2007
"54" di Wu Ming
DI SAMANTA SORRENTINO
Sono nata nel 1976, come dire non ero neanche un'idea nel 54, forse perchè mia madre era troppo giovane. Eppure in quell'anno succedevano un pò di cose.
Hemingway vinceva il premio Mobel per la letteratura, l'Italia veniva eliminata dai mondiali che, per la prima volta, grazie alla neonata televisione italiana, molti, forse anche nei bar (come oggi, no?) ebbero modo di vedere, invece che ascoltare.
Cambiava il papa, il parlamento approvava la legge proporzionale, si conquistava la vetta del k2, Trieste ritornava all'Italia.
Questi i fatti.
Di molti se ne racconta in "54", opera del collettivo Wu Ming (gli stessi autori di Q), a farla breve, un libro scritto a dieci mani.
Dalle coste della Dalmazia a quelle di Cannes, passando per Marsiglia, attraverso le nostrane Trieste, Bologna e Napoli, con una puntata oltreoceano fino a Hollywood, si sviluppano le vicende di molti dei personaggi di questo grande (quanto a mole..ma ce ne son sempre di peggiori) romanzo.
Gli ingredienti ci sono tutti, e sapientemente dosati.
C'è lo spionaggio dei servizi segreti, che ci porterà nientemeno che tra le braccia di Salvatore Lucania, alias "Lucky" Luciano, attraverso le vie dell'eroina che cominciava ad affacciarsi in maniera sempre più pressante.
C'è il veterocomunismo moscovita, post Stalin e pre Kruscev, che va a cozzare con quello ideologico e idealista di operai squattrinati che fanno tornei di giochi a carte per comprare un televisore, in un'Italia che ripudia una donna fedigrafa, dove non esiste il divorzio, ma dove al compagno Togliatti si perdona l'amore extraconiugale e non solo.
Un'Italia post bellica, piena di ricordi che sanno di sangue, di ideologie che si scontrano, dove si respira miseria, quella meridionale soprattutto, quella che il Piano Mashall non è riuscita a dissipare.
Un Paese in cui ancora i piccioni volano a portar messaggi e le persone guidano per portare sigarette..di contrabbando...magari per procurarsi quelle 50.000 £, che servono a inseguire un sogno, fosse quello di un padre o dell'attore preferito, o solo perchè hanno un debito da estinguere.
Questo e molto altro troverete nell'Italia di queste pagine, un paese di 53 anni fa.
Non so perchè il colletivo di scrittori bolognesi, che si nascondono dietro questa sigla, abbia abbandonato lo pseudonimo di Luther Blisset, preferendogli quello di Wu Ming (che in cinese mandarino significa "anonimo, non famoso"), so che questi 5, i cui nomi anagrafici sono stati svelati, credono che ciò che è scritto sia più importante di chi lo scrive...e forse hanno ragione, considerando il protagonismo, al limite del gossip, di cui peccano alcuni scrittori.
Pur assunto a capolavoro ideologico del collettivo, 54, non riesce a essere "bello" come "Q" , ma intriga e coinvolge. Meno incisivo del precedente e meno misterioso, fa tuttavia riflettere e riesce ad essere stranamente "vicino"...non fosse altro perchè il tempo decorso non è poi così diverso dall'attuale.
Piangiamo altre guerre e altri morti, abbiamo il divorzio, ma ci scandalizziamo ancora per una donna che lascia il marito per un giovane amante. Tuttosommato dopo più di 60 anni, siamo in parte allo stesso punto, a vivere un nuovo dopoguerra con le stesse morte ideologie a far da protagoniste.
Cambiano solo i personaggi, cambiano gli attori, anche se alcuni rimangono immortali nel loro fascino.
Sono solita leggere prima di andare a dormire, dopo 54, almeno potrò dire di essere andata a letto con Cary Grant!