LIBRI - 16/02/2007
"Isole. Guida vagabonda di Roma" di M. Lodoli
DI VALENTINA INNOCENZI
Ognuno ha le sue isole, chi quelle immaginarie e felici, chi quelle fatte di quotidianità e chi, come Lodoli, quelle isole create da piccole cose e ancora più piccoli particolari che, generalmente, per il caos e la fretta, che ci accompagnano costantemente, ignoriamo, e su cui ripromettiamo di soffermarci “POI”.
Questo è un piccolo preludio ad una recensione fatta non ad una guida di Roma, per come la si può convenzionalmente intendere, ma ad una piccola “perla” letteraria in cui ogni romano si può specchiare e riconoscere, ed in cui chi romano non lo è può trovare una visione sorprendente e suggestiva di sentimenti che si palesano attraverso le cose che si riescono a notare del mondo circostante.
Che cos’è in fondo Roma?
Può essere definita come un insieme di isole intese come “ritratti” fatti di persone, monumenti, quartieri, alberi e anche “banali” targhe, di avvenimenti memorabili, che nessuno noterà mai.
Com’è difficile, quando si è di fronte alla costruzione di opere imponenti, osservare che la maestosità e la potenza non sta in un conglomerato cementizio progettato a mestiere e tirato su ancora meglio, ma in un albero che in mezzo a tutto quel veleno è riuscito a nascere, crescere e diventare rigoglioso. Così come è difficile apprezzare il silenzio di un piccola e sconosciuta chiesa laddove il rumore è diventato la colonna sonora della nostra vita.
Su quante cose fa riflettere questo libro, quanti affascinanti luoghi svela a noi piccole formiche erranti ed in moto perpetuo e, soprattutto, in quanti posti qui narrati possiamo sentirci a casa, posti che conosciamo e che abbiamo vissuto e viviamo senza consciamente renderci conto di cosa significano.
Il bar Castellino a Piazza Venezia, dove la notte si incontrano e interagiscono persone di diversa estrazione sociale ed etnia; l’Aventino, culla di “parole dolorose e decisive meditate proprio in questo quartiere”; il minuscolo aeroporto dell’Urbe con i suoi velivoli che sembrano fuori tempo.
E San Lorenzo? Chi non ha amato le sue vie, chi non le ha vissute, da studente e non, come uno spaccato di qualcosa che altrove non c’è?….e il Bar Mariani? Proprio al centro di quello spaccato un cuore pulsante di persone che apparentemente non hanno nulla in comune se non questo posto.
C’è poi uno sguardo rivolto a ciò che sembra “brutto”, quello che non sembra avere un suo perché, uno smorzo, la poco apprezzata statua di San Matteo del Copè, una vecchia stazione di servizio dove riecheggiano scene di felliniana memoria o più semplicemente guardando il Tevere, immagini di un lungofiume che ormai alberga solo nei ricordi e nei racconti di chi dopo tanti anni ancora le porta nel cuore.
C’è tanto da sapere, ce ne sono di piccole chiese e beni culturali che avremmo l’opportunità di scoprire attraverso questo suggestivo e semplice vagabondare nella nostra Roma bella.
Ma Roma è una mamma e, come tale, accoglie dentro di se anche quelle isole cha vanno sotto il nome di fenomeni sociali, piccoli e grandi, a cui ogni tanto rivolgiamo un pensiero: la “lingua romana”, a tratti così eccessiva eppure scorciatoia a concetti complessi, i graffitari e le loro “opere”, il traffico del raccordo anulare o la fila davanti a “Dolce Maniera”.
E’ un libro interessante e ben scritto, consiglio di leggerlo sia a quelli che a Roma vivono sia a tutte quelle persone che portano una “Roma” tutta loro nel cuore.